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Troppo ‘noi’ o poco ‘noi’. Come trovare l’equilibrio di coppia?

Troppo ‘noi’ o poco ‘noi’. Come trovare l’equilibrio di coppia? a volte è proprio a causa della poca capacità di equilibrio che i rapporti si sfaldano.

Il fatto di avere un partner, non significa poi però dover rinunciare a se stessi o ai propri spazi, anzi, bisognerebbe imparare a dividere il rapporto a due con quello personale creando un vero e proprio equilibrio. Il”noi” e “l’io” non devono andare in collisione. Il rispetto di coppia lo si vede proprio dalla gestione degli spazi, sia individuali che collettivi.

Per spazi, non si intendono solo quelli fisici ma anche quelli emotivi e caratteriali di ogni singola persona. Prima di essere il fidanzato di, la moglie di o il compagno di, si è unici e nell’unicità bisogna, o almeno, bisognerebbe, imparare a gestire gli spazi con il partner.

Come raggiungere l’equilibrio?

L’equilibrio del “noi” si raggiunge sola abbattendo il “poco noi” e il “troppo noi”. Proviamo a dividere:

Tu:

Il “tu” si forma all’interno della propria sfera personale. In questa fase si sviluppano le relazioni primarie, quali quelle con la famiglia, i fratelli, gli zii e gli amici di infanzia. Sin dall’inizio, in questa fase si tende a formare un forte senso di “io” proprio e si rafforza il senso di autostima. In questa fase si impara a ragionare, a vivere e ad affrontare le varie situazioni. Solo attraverso la formazione dell’io, si giunge al completo sviluppo caratteriale. Con il “tu” si impara a conoscere l’altro r si impara a relazionarsi con l’altro. Ciò che è importante in questa fase, è la consapevolezza dell’esistenza dell’altro, figura atta a formare il carattere e a creare relazioni o a far emergere le emozioni.

Noi:

Il noi si sviluppa all’interno di una relazione, che può essere di coppia o di amicizia. Il noi presuppone la creazione di un universo condiviso, un tempo dove ci si vive, dove ci si conosce come coppia, come relazione con l’altro. In questa fase la coppia impara a ragionare per due e a guardare la vita non più con i singoli occhi e bisogni, ma anche con quelli dell’altro.

Sentimenti, obiettivi comuni, futuro, famiglia, tempo e relazioni, tutto lo si condivide con una persona diversa da se ma che è l’altra da se. Il noi è qualcosa che si sceglie, che si coltiva.

Io:

Con la fase dell’io, si pensa al proprio benessere fisico e psicofisico, alla creazione di hobby personali, alla sfera legata agli interessi personali. Attraverso l’i ci si protegge, ci si custodisce e ci si cura. L’io si mantiene per avere un buon rapporto di armonia con se stessi e, di conseguenza, anche con gli altri.

Con il “Poco noi” si rischia di creare troppa distanza:

Con il “Troppo noi” si rischia di creare poca autostima e dipendenza dall’altro:

Con il troppo noi, si rischia di perdersi, di dare troppa importanza all’altro e poca a se stessi. Con questa distanza dal se, si crea un forte senso di incertezza e di instabilità emotiva. Chi pensa troppo al noi pensa poco al se. Chi è troppo dipendente dalla coppia, potrebbe far vivere male l’altro e vivere male di riflesso. Il fatto è che è importante fare molte cose insieme, ma non tutto e non annullare se stessi e i propri hobby solo perchè non piacciono all’altro. In una coppia ben strutturata, entrambi dedicano tempo all’altro ma allo stesso modo dedicano tempo per se, senza però mancare di rispetto alla coppia

La trappola del troppo noi porta alla (Dipendenza):

La dipendenza affettiva è uno stato problematico e non sano che si instaura in un rapporto di coppia e porta i partner a restare insieme pur non amandosi più, ma appunto dipendendo da loro.

Si tratta di un modello problematico della relazione d’amore che porta a deterioramento o angoscia clinicamente significativa, come:

Esistenza di una sindrome da astinenza per l’assenza dell’amato, caratterizzata da significativa sofferenza e un bisogno compulsivo dell’altro; Riduzione di importanti attività sociali, professionali o di svago; Persistente desiderio o sforzi infruttuosi di ridurre o controllare la propria relazione, continua ricerca del partner anche quando la storia va male.

La dipendenza affettiva, in estrema sintesi, è uno stato patologico di natura psicologica riferito alle relazioni di coppia in cui uno dei partner si annulla completamente, vive esclusivamente assecondando desideri del partner e diventa, a lungo andare, succube dei suoi sentimenti e dei desideri del partner, che talvolta capisce la situazione e la tratta a suo favore.

La trappola del “poco noi”:

Il poco noi, porta al distacco, non solo emotivo ma anche fisico, Chi passa troppo tempo fuori dal noi e dalla coppia, rischia però di compromettere il rapporto. Bisogna abbandonare l’idea di poter lasciare sempre solo il partner e cercare di capire che la relazione è qualcosa che va coltivata ogni giorno.

La metafora del porcospino per mettere la giusta distanza nelle relazioni:

L’autore Arthur Schopenhauer parla del dilemma dei due porcospini per spiegare l’amore e come fare a sopravvivere al rapporto con l’altro.

La storia dei porcospini illustra come sia necessario imparare a mantenere una giusta armonia per far funzionare la relazione.La metafora racconta della giusta distanza da avere per non farsi del male e mantenersi allo stesso tempo uniti.

Il dilemma del porcospino afferma che tanto più due esseri si avvicinano tra loro, molto più probabilmente si feriranno l’uno con l’altro. 

Nell’aopera Parerga e paralipomena  troviamo queste righe:

“Alcuni porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini, vicini, per proteggersi, col calore reciproco, dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono le spine reciproche; il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di riscaldarsi li portò nuovamente a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno; di modo che venivano sballottati avanti e indietro fra due mali. finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

Il dilemma del porcospino e la giusta distanza nelle relazioni

Il porcospino, i definitiva deve così sacrificare la necessità di riscaldarsi per non pungersi. Schopenhauer conclude che, se qualcuno avesse abbastanza calore interno, potrebbe evitare la società, nonché il dare e ricevere attriti psicologici derivanti l’interazione sociale.

L’aspetto della “distanza”:

Inutile ribadire che uomini e donne hanno due diversi modi di pensare e di esprimersi e questo, molte volte, si ripercuote sulla vita a due.

Avere una buona “distanza” tuttavia aiuta il rapporto a vivere senza problemi. la distanza implica la riflessione ampia della coppia e dell’individualità. Le persone si amano e decidono di vivere insieme ma questo non significa dover rinunciare ad una propria individualità come essere. E’ bene mantenere una propria sfera e non intaccare la privacy dell’altro, quando questa non lederebbe in nessun modo il rapporto.

Serena

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Serena

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