Reddito di cittadinanza. Lotta ai finti poveri, irregolari 6 domande su 10

Le persone sono già in attesa del famoso Reddito di Cittadinanza emanato dal Governo Conte. Pare che da marzo del 2019 comincerà il nuovo sistema di contrasto alla povertà pensato dal leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio, attuale vicepremier, che porta avanti la sua battaglia per cambiare l’Italia insieme al leghista, nonché vicepremier Salvini e al premier Conti.

Una lotta quella al contrasto della povertà che però non convince ancora tutti, specialmente l’opposizione che teme in un rialzo dello Spread. Tuttavia, oggi, a far preoccupare sono i finti poveri, coloro che fanno domanda per il reddito ma che non hanno tutte le specifiche per poterlo richiedere. In merito a questo il Sole24 Ore ha fornito dati molto interessanti: su 8.847 persone controllate nei primi 6 mesi dell’anno, 5.435 non avevano le carte in regola per ricevere agevolazioni che sono state già richieste o addirittura incassate.

Le criticità maggiori si registrano analizzando il dettaglio dei ticket dove le irregolarità raggiungono il 90% (3.367 su 3.611 verifiche). In calo, invece, i “furbetti” delle prestazioni sociali agevolate. In questo campo il miglioramento è forse dovuto al nuovo Isee che prevede controlli preliminari dell’Agenzia delle Entrate e dell’Inps su informazioni dichiarate dai cittadini. La rilevazione della giacenza media sul conto corrente, inoltre, ha diminuito il fenomeno di chi “dimenticava” titoli e investimenti. Insomma, è chiaro che il reddito di cittadinanza non è certo per tutti.

Reddito di cittadinanza. Lotta ai finti poveri: irregolari 6 domande su 10

“Truffare lo Stato con carte false con lo scopo di incassare il reddito di cittadinanza è un reato che potrebbe costare fino a 6 anni di carcere”. Queste sono state le parole del vicepremier pentastellato dopo le ultime notizie.

In base alla normativa attuale, infatti chi barerà, rischierà di scontare una pena da 6 mesi a tre anni e nella multa tra 51 e 1.032 euro. Se il danneggiato è lo Stato o un ente pubblico, la pena sale da uno a cinque anni di carcere e multa da 309 a 1.549 euro.