Attualità

Milano, donna licenziata perché malata di tumore. ‘Io, via dopo 33 anni’

Una donna è stata licenziata, all’interno di una azienda dove lavorava dopo 33 anni di attività. La disperata è malata di tumore e per questo dichiarata non idonea allo svolgimento delle attività che svolgeva prima. 

A denunciare la tragica vicenda è stato denunciato dal Sindacato generale di base (Sgb) che ha annunciato che assisterà la donna nella causa legale per la sua reintegrazione oltre a “denunciare anche questo caso scandaloso nella manifestazione del Primo Maggio”. Come riportano i media nazionali, nonostante fosse stata giudicata dall’Ats, idonea a lavorare, comunque non p stat reintegrata nel posto dove era impiegata da anni ormai.

La donna ha spiegato all’agenzia Ansa.it che “pur non potendo sollevare pesi superiori ai cinque chili può tranquillamente proseguire a distribuire pasti e pulire i pazienti più autonomi o fare anche altre attività”. “Altri dipendenti nelle mie condizioni sono stati ricollocati in lavori analoghi e non vedo perché questo non debba essere fatto per me – ha aggiunto -. Dopo 33 anni di dedizione al lavoro vengo messa alla porta da un’istituzione che si dice religiosa”.

Questa è una storia che dovrebbe far riflettere, in un mondo in cui tenersi il lavoro è diventata una vera impresa, ad aggravare la situazione anche il fatto di sentirsi mandare via perchè malata, come se la malattia fosse dipesa da questa donna, che da un giorno all’altro si è vista crollare il mondo addosso. Dopo la tragica notizia di un amale così brutto anche quella della perdita di lavoro, requisiti questo indispensabile per poter mantenere integra la propria dignità. Oggi, nel giorno della festa dei lavoratori, un pensiero non può che andare a quelle persone che lo cercano il lavoro, a quei ragazzi che dopo miseri contratti semestrali si ritrovano in strada da un giorno all’altro, a quelli che lavorano in nero pur di mettersi qualcosa in tasca, a quelli che la dignità l’hanno persa per poter ottenere un lavoro.

Insomma, storie come queste davvero dovrebbero non sentirsi e si spera che la giustizia faccia il suo corso in questa vicenda che è ancora tutta da chiarire.

Serena Di Sisto

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Serena Di Sisto

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