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La morte di un amore è come la morte di una persona cara

La morte di un amore è come la morte di una persona cara. Una breve frase tratta da un scritto di Oriana Fallaci, che oggi ben introduce il concetto di perdita all’interno di una relazione di coppia.

Oriana Fallaci diceva:

“La morte di un amore è come la morte d’una persona amata. Lascia lo stesso strazio, lo stesso vuoto, lo stesso rifiuto di rassegnarti a quel vuoto. Perfino se l’hai attesa, causata, voluta per autodifesa o buonsenso o bisogno di libertà, quando arriva ti senti invalido. Mutilato. […] Non ha confini il coraggio che nasce dall’amore e per amore si realizza. Non tiene conto di alcun pericolo, non ascolta nessuna forma di raziocinio. Pretende di muovere le montagne e spesso le muove”.

Quando l’amore finisce:

Quando si inizia una relazione, nessuno sa come andrà. L’amore è un sentimento che nasce e che muta con il tempo e nessuno dei due può farci nulla. Quando due persone si innamorano avviane come una specie di folgorazione, di estasi, i corpi e le menti dei due amanti vivono per mesi in uno stato di passione e di attaccamento.

Chi soffre di mal d’amore 

ha anche la capacità di avere alcune patologie dematologiche come le dermatiti atopiche (allergiche), il lichen ruber planus e le verruche che trovano una chiara origine e attivazione in situazioni di perdita e dolore di una relazione finita. Insomma è davvero una fase di lutto interiore e di dolore fisico e mentale. Importante nel primo periodo però è circondarsi di persone importanti che vi amano e che vi sostengono.

Anche la paura dell’abbandono entra in gioco in questa spirale del dolore che attanaglia chi perde un’amore. Tutti gli uomini hanno paura di essere abbandonati, fin dall’infanzia, c’è la paura dell’abbandono dai genitori, dai parenti, dagli amici. Secondo esperti, la perdita di un grande amore si affronta delle tappe, le fasi del lutto che ogni persona che chiude una relazione è costretto ad affrontare. Per cui il consiglio è di procedere prima per queste tappe e non di buttarsi subito nelle braccia del primo che capita:

La fase più fura è quella della negazione:

Appena finisce una storia la prima cosa che si pensa è “non è possibile, non è finita, tornerà, come farò ora, cosa farà senza di me?”. Si tratta dei primissimi giorni in cui ci si sente spaesati, persi soli, come se la strada fosse smarrita. Si torna in qualche modo bambini, si diventa più fragili e si ha bisogno di cure e tanto amore. Questa fase della negazione però funge quasi da scudo nei primi giorni per cercare di elaborare piano piano la perdita subita.

La fase della chiusura:

I primi 10 giorni si ha quasi paura di tutto, anche di uscire di casa, ci si sente esposti e fragili, si cerca di dormire e di evadere dalla realtà triste e sofferente, si cerca di reprimere il dolore. E’ come si arrivasse l’influenza, come una forza che toglie energie sia fisiche che mentali. In questa fase bisogna assecondare il dolore e il dispiacere e accoglierlo fino in fondo. Si torna un pò bambini, fragili, esposti e impauriti.

Fase della rabbia emotiva:

Dopo la fase del dolore e della tristezza causata dalla rottura giunge anche la rabbia, rabbia per la delusione, per la sofferenza subita e per l’abbandono improvviso. C’è rabbia e risentimento nei confronti dell’ex partner che ci ha deluso e disilluso. Anche in questa fase bisogna circondarsi di persone pazienti e amorevoli pronte ad ascoltare tutti i tipi di discorsi e di pianti improvvisi. Si tratta di una fase obbligatoria da superare. Monta davvero rabbia e risentimento. Si comincia a pensare a tutto il dolore che ci ha causato questa persona.

Fase della progettazione:

Dopo aver superato il primo periodo duro e di elaborazione del lutto emotivo per la mancanza di una persona che muore dentro di noi e che non farà mai più parte della nostra quotidianità allora arriva anche la tappa della progettazione della nuova vita da single, si comincia a organizzare il futuro, i week and, i giorni liberi, le ore di svago, insomma si cerca di fare tanto, tutto per tenersi occupati e non pensare al dolore della perdita subita. Si fanno viaggi si comincia a richiamare tutte le conoscenze passate per cercare di rientrare nel giro sociale.

fase della rinascita:

Dopo un lungo periodo di dolore si comincia finalmente a tornare a camminare sereni e sicuri, la crepa emotiva viene quasi nascosta e si rinasce finalmente. La consapevolezza ci accompagna e piano piano si torna di nuovo pronti e predisposti verso la conoscenza di altre persone ma con maggiore prudenza.

Il corpo soffre e la mente elabora un lutto:

Quando una storia finisce è come se accada una sorta di lutto per la persona che soffre. Si perde un affetto e nel vero senso della sofferenza, si soffre come se questo sia morto, sia sparito per sempre dalla vita di tutti i giorni. Il tempo, però, come nel lutto, diventa un buon alleato per combattere la tristezza e la relazione andata male.

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Secondo gli esperti la fine di una relazione è un’esperienza fortemente emotiva e talvolta può causare anche malessere fisico e senso di stanchezza. E’ un lutto da elaborare in tutti i sensi, ma non un lutto vero, un lutto dell’anima che colpisce dritto al cuore di chi viene lasciato o si trova costretto a lasciate. Gli specialisti spiegano che il cuore soffre molto, l’anima e tutto il resto. Ci si sente di nuovo vulnerabili, esposti al mondo esterno, soli e abbandonati e si ha paura di cominciare una nuova storia e soprattutto si teme di non riuscire più a vivere senza il partner.

Serena Di Sisto

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Serena Di Sisto

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