Il “no way” australiano per i migranti che Salvini vuole in Italia

In Australia sono passati quattro anni da quando l’ultimo barcone con immigrati illegali è riusciato a raggiungere le coste del paese… Dal 2014 i governi  hanno avviato l’Operazione Confini Sovrani (Operations Sovereign Borders), affidandosi all’esercito per costringere i barconi in arrivo sulle coste australiane a invertire la rotta. Una scelta politica che ha dato il via a quelli che in Europa vengono chiamati “respingimenti”.

Il governo australiano nel 2013 ha annunciato il giro “cambio di rotta” non sarebbe stato più consentito a nessuno di arrivare nel Paese senza permesso. I barconi sono stati rimandati indietro dalla Marina militare e le carrette del mare fatte tornare al loro porto di provenienza. Per chi non erano in grado di tornare da solo per le condizioni disastrose delle imbarcazioni, il governo australiano, dopo aver prestato soccorso ai migranti bisognosi, ha messo a disposizione nuove imbarcazioni e aerei charter per il viaggio di ritorno.

Le persone possono essere portate nei centri di identificazione a Papua Nuova Guinea e sull’isola di Nauru, dove vengono valutate le domande di asilo e l’eventuale concessione del diritto che però viene limitato a queste due località. Il risultato: gli sbarchi illegali si sono ridotti a zero. Sono continuate senza sosta, invece, le operazioni per smantellare le reti di scafisti, arrivando ad arrestare oltre 500 trafficanti di esseri umani.

C’è anche un video ufficiale del governo, con protagonista il generale Angus Campbell (comandante dell’operazione) intento a spiegare gli effetti del provvedimento. “Non ci si può stabilire in Australia arrivando illegalmente via mare”.

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