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Tra uomini e donne c’è ancora differenza sul posto di lavoro ma da oggi grazie ad una legge ci sarà più parità di retribuzione tra uomini e donne.

Obbligo di pari retribuzione tra uomini e donne a parità di qualifica. È questo il contenuto della legge approvata poche settimane fa dal parlamento islandese, adesso resa operativa grazie alla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale. Ricordiamo però che il problema delle retribuzioni impari tra i due sessi venne alla luce qualche anno fa grazie all’attivista Frida Ros Valdimarsdottir, a capo anche dell’ultima (particolare) protesta in cui molte donne hanno concluso la propria giornata lavorativa due ore e mezza prima del previsto: tempo che, minuto più minuto meno, equivarrebbe alla differenza salariale rispetto ai colleghi di sesso maschile.

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Una dimostrazione esemplare che fa ben capire come già oggi l’Islanda sia ai primi posti nelle speciali classifiche della gender equality. Dati alla mano, infatti, i ministri di sesso femminile compongono la metà del governo, il primo capo di Stato donna è salito al potere proprio nel paese scandinavo e infine solo il 20% del gentil sesso è ancora casalinga, con il restante 80% a godere di un posto di lavoro.

E' legge la parità di retribuzione tra uomini e donne. Ecco dove

Come riporta anche il sito vocidicittà.it l’Islanda, che da decenni si distingue per un’avanguardia fuori dal comune sulla parità di diritti e opportunità tra sessi (la c.d. gender equality n.d.r.), è il primo Stato al mondo che obbliga – con una legge e delle misure coercitive – tutti i datori di lavoro a pagare allo stesso modo donne e uomini. Nello specifico, sarà affidato alla polizia (Lögreglan, in islandese), alla tributaria e allo Squadrone vichingo – quest’ultimo raramente, dato che sarebbe il reparto scelto delle forze dell’ordine – il compito di controllare la documentazione che, a sorpresa, sarà richiesta al singolo datore, pubblico o privato che sia, per provare che rispetta la parità retributiva richiesta dalla legge di cui abbiamo parlato.

“Vogliamo abbattere le ultime barriere retributive legate al gender in ogni posto di lavoro”, ha annunciato al New York Times il ministro degli Affari sociali e dell’uguaglianza, Thorsteinn Viglundsson. “La storia ha mostrato che a volte se vuoi il progresso sei costretto a imporlo dall’alto contro chi vi si oppone. I pari diritti sono diritti umani,” ha spiegato Viglundsson. “Dobbiamo assicurarci che uomini e donne godano di pari opportunità sul posto di lavoro. Bisogna avere il coraggio fare passi avanti, di essere audaci nella lotta contro l’ingiustizia”.