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Decreto dignità. Arrivano i bonus per i contratti stabili

Ci sono passi avanti per il tanto atteso Decreto Dignità. La norma è stata firmata da pochi giorni dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed è stato poi pubblicato in Gazzetta Ufficiale in attesa dell’esame delle Camere, entro sessanta giorni. Si tratta di una misura tanto attesa per gli amanti del nuovo Governo Giallo-Verde.

Ma in cosa consiste questo Decreto Dignità? Secondo il Ministro del lavoro e dello sviluppo economico Luigi Di Maio, si tratterebbe di una misura divisa in 12 articoli: 1) Modifiche alla disciplina del contratto di lavoro a tempo determinato; 2) Modifiche alla disciplina della somministrazione di lavoro; 3) Modifiche alla legge n. 92 del 2012; 4) Limiti alla delocalizzazione delle imprese beneficiarie di aiuti; 5) Tutela dell’occupazione nelle imprese beneficiarie di aiuti; 6) Recupero del beneficio dell’iper ammortamento in caso di cessione o delocalizzazione degli investimenti; 7) Applicazione del credito d’imposta ricerca e sviluppo ai costi di acquisto da fonti esterne dei beni immateriali; 8) Divieto di pubblicità giochi e scommesse; 9) Disposizioni in materia di accertamento sintetico e redditometro; 10) Disposizioni in materia di invio dei dati delle fatture emesse e ricevute; 11) Split payment; 12) Entrata in vigore.

Per questo decreto sono previste le riduzioni dei contratti da 36 a 24 mesi il limite massimo per la durata di quelli a termine, con un costo aggiuntivo sui contributi dello 0,5% ad ogni rinnovo. Proroghe possibili ridotte da cinque a quattro, e aumentato il valore delle indennità per i lavoratori ingiustamente licenziati da 24 a 36 mesi.

Si prevedono anche delle penalizzazioni per le aziende che decidono di andare fuori dall’Italia. Nello specifico, quelle che hanno ricevuto aiuti di Stato non possono de localizzare prima dei cinque anni dalla fine degli investimenti agevolati, pena sanzioni da due a quattro volte il beneficio ricevuto, che andrà restituito con interessi fino al 5%.

Il problema è che non a tutti piace questo decreto e molti esperti hanno posto delle critiche a riguardo. Per esempio, alcuni
ritengono che il decreto “desti perplessità” per la “scarsa efficacia intrinseca nella dichiarata lotta alla precarietà” e per la “conseguenza negativa sugli istituti collegati. Uno su tutti: il meccanismo premiale dell’offerta conciliativa, introdotto dal Jobs act, che prevede un sistema snello e rapido grazie al quale le parti, in relazione alla legittimità del licenziamento, possono operare le proprie valutazioni di opportunità e decidere in via preventiva di comporre la potenziale lite”. Come riporta il quotidiano La Repubblica.it, secondo la presidente dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone, il ritorno delle causali dopo il primo contratto a termine “denota una rigidità specifica che va ben oltre le causali generiche ante 2015”, quando i contratti furono liberalizzati.

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