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Caos sui rimborsi della Tari: tutto pronto ma gli indennizzi non partono

Chi aspetta il rimborso sulla Tari dovrà attendere ancora un pò perchè tutto è pronto ma mancano gli indennizzi. Nonostante il sistema sia pronto, con tanto di moduli per le richieste e certificazioni del diritto all’indennizzo, al momento tutto è fermo.

La Tari, la nuova imposta comunale istituita con la legge di stabilità 2014. Essa in pratica prende il posto della vecchia Tares. La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria. La parte fissa, ricordiamo che è determinata considerando le componenti del costo del servizio di igiene urbana. La parte variabile copre i costi del servizio rifiuti integrato ed è rapportata alla quantità di rifiuti presumibilmente prodotti dal componente o dai componenti del nucleo familiare.

Per capire chi ha diritto al rimborso Tari del 2018 occorre presentare un’apposita domanda di rimborso Tari 2018, entro 5 anni dal pagamento, inviando semplicemente il modulo di rimborso che trovi riportato, debitamente compilato, tramite raccomandata a/r al Comune che ti ha richiesto il pagamento insieme alle bollette pagate ingiustamente.

Poi bisognerà prendere i bollettini Tari o gli F24 Tari inviati dal Comune e che riportano anche i calcoli della tariffa applicata sulla singola unità immobiliare e sulle pertinenze, e verificare se in queste ultime, è presente la quota variabile tari, se c’è, si ha diritto a richiedere il rimborso, tenere conto che, ad oggi, sono veramente pochi i Comuni che nel regolamento Tari approvato, hanno manifestato la piena non applicabilità della quota variabile alle pertinenze dell’utenza domestica, ed è per questo motivo che tutti gli utenti domestici, a prescindere dal comune di residenza, dovrebbero leggersi attentamente gli avvisi di pagamento Tari che l’ente ha spedito al fine di verificare se, alle pertinenze della propria casa, il Comune, abbia applicato una quota variabile pari a zero euro.

In base a quanto sancito dall’articolo 1 comma 164 della legge 296/2006 (finanziaria 2007), il rimborso delle somme versate e non dovute, può essere richiesto dal contribuente, entro la scadenza di 5 anni dal giorno del versamento, ovvero da quello in cui è stato accertato il diritto alla restituzione. I rimborsi, stimati fino a 48 milioni di euro, dovrebbero essere quindi chiesti a tutti gli utenti, anche quelli da rimborsare.

Le richieste vanno fatte inviando al Comune (o al gestore del servizio) una raccomandata di andata e ritorno (o una Pec – mail di posta elettronica certificata) intimando il rimborso entro e non oltre i 30 giorni.

Serena Di Sisto

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